BEREGUARDO ... STORY
di
Teresa Ramaioli
“Trivolzio, l’orticello di San Zeno”
Quando si riunivano nella sala della biblioteca del Conte Rusca, insieme alle cose serie, ci scappava anche qualche pettegolezzo, ma i vero, originale scopo degli incontri si manteneva serio, ordinato e puntuale. Il Conte Rusca, aveva disponibilità di soldi, amava essere considerato il benefattore del paese ed allargava spesso i cordoni della borsa per il benessere dei trivolzini. “L’aiuto-diceva don Siro- si può dare solo in modo concreto, mettendo sul tavolo soldi veri, non promesse al vento. Di CHIACCHIERE è pieno il mondo”.Ogni primo giovedì pomeriggio veniva esaminato un aspetto della situazione di Trivolzio e quello del mese di febbraio del 1833 era particolarmente preoccupante. La gente era depressa e sfiduciata. Il raccolto dell’anno precedente non era andato bene, don Siro raccoglieva le lamentele delle famiglie. Il dott. Filippo Vai aveva notato un aumento di persone ammalate, malattie che dipendevano dalla situazione economica disastrata in cui si trovavano. Diceva infatti un proverbio: “La danè… mia l’è una mesa malatia”.(essere senza soldi è come essere metà ammalati). Il farmacista dott. Gilardi cercava di allungare i tempi di pagamento delle medicine, ma non poteva fare molto altrimenti rischiava di chiudere la farmacia. Il Conte Rusca propose di intervenire con una festa.Don Siro accettò di studiare la proposta a patto che le spese non ricadessero sulla Parrocchia. Il Conte conosceva bene l’opinione del Parroco, quindi aprì la borsa e diede un anticipo però voleva vedere il programma della manifestazione. Ecco la proposta di don Siro:data della festa: 9 marzo 1833, giorno dedicato a S. Francesca Romana.(seconda puntata) Ciao Teresa
Quando si riunivano nella sala della biblioteca del Conte Rusca, insieme alle cose serie, ci scappava anche qualche pettegolezzo, ma i vero, originale scopo degli incontri si manteneva serio, ordinato e puntuale. Il Conte Rusca, aveva disponibilità di soldi, amava essere considerato il benefattore del paese ed allargava spesso i cordoni della borsa per il benessere dei trivolzini. “L’aiuto-diceva don Siro- si può dare solo in modo concreto, mettendo sul tavolo soldi veri, non promesse al vento. Di CHIACCHIERE è pieno il mondo”.Ogni primo giovedì pomeriggio veniva esaminato un aspetto della situazione di Trivolzio e quello del mese di febbraio del 1833 era particolarmente preoccupante. La gente era depressa e sfiduciata. Il raccolto dell’anno precedente non era andato bene, don Siro raccoglieva le lamentele delle famiglie. Il dott. Filippo Vai aveva notato un aumento di persone ammalate, malattie che dipendevano dalla situazione economica disastrata in cui si trovavano. Diceva infatti un proverbio: “La danè… mia l’è una mesa malatia”.(essere senza soldi è come essere metà ammalati). Il farmacista dott. Gilardi cercava di allungare i tempi di pagamento delle medicine, ma non poteva fare molto altrimenti rischiava di chiudere la farmacia. Il Conte Rusca propose di intervenire con una festa.Don Siro accettò di studiare la proposta a patto che le spese non ricadessero sulla Parrocchia. Il Conte conosceva bene l’opinione del Parroco, quindi aprì la borsa e diede un anticipo però voleva vedere il programma della manifestazione. Ecco la proposta di don Siro:data della festa: 9 marzo 1833, giorno dedicato a S. Francesca Romana.(seconda puntata) Ciao Teresa
“Trivolzio,L’orticello di San Zeno”
RispondiEliminadi Dino Barili e Teresa Ramaioli
La festa si sarebbe svolta il 9 marzo 1833, giorno dedicato a Santa Francesca Romana. Don Siro aveva preso accordi con il Parroco di Marcignago, don Giovanni Gandini, il quale si era impegnato ad illustrare il profilo della Santa, donna straordinaria ,un esempio da seguire nei momenti di difficoltà. Nei primi decenni del 1400, Roma stava attraversando un periodo difficile.Tra frastuoni di guerre, rivolte, violenze di ogni genere, il popolo non sapeva a chi rivolgersi e la città eterna sembrava stesse per soccombere. La nobile Francesca ( Santa Romana), nonostante il marito prigioniero, mutilato e il suo unico figlio preso in ostaggio, si prodigò con forza e coraggio per aiutare tutti coloro che avevano bisogno. “Le difficoltà nel 1833- diceva don Siro durante le prediche-erano nulla in confronto a quelle dell’epoca in cui visse ed operò Santa Francesca Romana nel 1400”. Don Gandini,con il suo linguaggio facile e colorito, incantava tutti e spronava la gente ad avere fiducia e sperare in un domani migliore. C’era materiale per poter riflettere…La festa si svolse come stabilito.Il Conte Rusca ebbe un’idea brillante. Nell’incontro del primo giovedì di marzo, propose al medico,al farmacista e al parroco una iniziativa, che continuò per parecchi anni:avrebbe messo a disposizione tre pezzi di terra per fare tre orticelli da assegnare, per un solo anno, alle tre famiglie più disastrate di Ttrivolzio. “Orticelli di San Zeno”,questo era il nome dell’iniziativa , in omaggio ad una notizia ricavata da un libro della biblioteca Rusca. Tutti convennero che si trattava di una buona idea. “Tutte le persone dovrebbero avere un loro orticello…(terza puntata)Ciao Teresa
Ciao Dino, Teresa
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