“Trivolzio- L’orticello di San Zeno” Nel pomeriggio del primo giovedì di ogni mese, il Conte Rusca, il medico dott.Filippo Vai, il farmacista Vncenzo Gilardi e l’Arciprete Parroco don Siro Riccardi,si incontravano immancabilmente nella sala della biblioteca dell’antico e nobile palazzo in Trivolzio.La Contessa Rusca faceva preparare dalla servitù una favolosa cioccolata calda ed una squisita torta di mele della quale il dott. Vai era particolarmente ghiotto. La cioccolata era preferita, invece, da don Siro e veniva acquistata appositamente in una drogheria rinomata di Milano. Era l’anno 1833 e l’incontro si svolgeva puntualmente da tanto tempo.Era nato casualmente per risolvere i problemi delle famiglie bisognose del paese, poi era diventato una consuetudine alla quale nessuno dei componenti il gruppo voleva rinunciare. Alcune persone avevano fatto richiesta di entrare nel gruppo, ma gli interessati si pronunciarono con un secco: “NO”, così era nato il gruppo e così doveva rimanere. Quella era stata l’idea originale che aveva dato vita agli incontri , permesso di continuare e di resistere al cambiamento delle situazioni. Gli esclusi e le malelingue,erano ovviamente gelosi, e appena potevano dicevano “peste e corna”degli appuntamenti del giovedì nel Palazzo Rusca. Il motivo della gelosia era facilmente intuibile. Il Parroco, il Medico e il Farmacista erano i depositari dei fatti privati e della vita sociale di Trivolzio. Erano a conoscenza dei segreti di tutte le famiglie del paese. (racconto di Dino Barili e Teresa Ramaioli ---prima puntata ---continua) Buona lettura Teresa
“Trivolzio, l’orticello di San Zeno” Quando si riunivano nella sala della biblioteca del Conte Rusca, insieme alle cose serie, ci scappava anche qualche pettegolezzo, ma i vero, originale scopo degli incontri si manteneva serio, ordinato e puntuale. Il Conte Rusca, aveva disponibilità di soldi, amava essere considerato il benefattore del paese ed allargava spesso i cordoni della borsa per il benessere dei trivolzini. “L’aiuto-diceva don Siro- si può dare solo in modo concreto, mettendo sul tavolo soldi veri, non promesse al vento. Di CHIACCHIERE è pieno il mondo”.Ogni primo giovedì pomeriggio veniva esaminato un aspetto della situazione di Trivolzio e quello del mese di febbraio del 1833 era particolarmente preoccupante. La gente era depressa e sfiduciata. Il raccolto dell’anno precedente non era andato bene, don Siro raccoglieva le lamentele delle famiglie. Il dott. Filippo Vai aveva notato un aumento di persone ammalate, malattie che dipendevano dalla situazione economica disastrata in cui si trovavano. Diceva infatti un proverbio: “La danè… mia l’è una mesa malatia”.(essere senza soldi è come essere metà ammalati). Il farmacista dott. Gilardi cercava di allungare i tempi di pagamento delle medicine, ma non poteva fare molto altrimenti rischiava di chiudere la farmacia. Il Conte Rusca propose di intervenire con una festa.Don Siro accettò di studiare la proposta a patto che le spese non ricadessero sulla Parrocchia. Il Conte conosceva bene l’opinione del Parroco, quindi aprì la borsa e diede un anticipo però voleva vedere il programma della manifestazione. Ecco la proposta di don Siro:data della festa: 9 marzo 1833, giorno dedicato a S. Francesca Romana.(seconda puntata) Ciao Teresa
“Trivolzio- L’orticello di San Zeno”
RispondiEliminaNel pomeriggio del primo giovedì di ogni mese, il Conte Rusca, il medico dott.Filippo Vai, il farmacista Vncenzo Gilardi e l’Arciprete Parroco don Siro Riccardi,si incontravano immancabilmente nella sala della biblioteca dell’antico e nobile palazzo in Trivolzio.La Contessa Rusca faceva preparare dalla servitù una favolosa cioccolata calda ed una squisita torta di mele della quale il dott. Vai era particolarmente ghiotto. La cioccolata era preferita, invece, da don Siro e veniva acquistata appositamente in una drogheria rinomata di Milano. Era l’anno 1833 e l’incontro si svolgeva puntualmente da tanto tempo.Era nato casualmente per risolvere i problemi delle famiglie bisognose del paese, poi era diventato una consuetudine alla quale nessuno dei componenti il gruppo voleva rinunciare. Alcune persone avevano fatto richiesta di entrare nel gruppo, ma gli interessati si pronunciarono con un secco: “NO”, così era nato il gruppo e così doveva rimanere. Quella era stata l’idea originale che aveva dato vita agli incontri , permesso di continuare e di resistere al cambiamento delle situazioni. Gli esclusi e le malelingue,erano ovviamente gelosi, e appena potevano dicevano “peste e corna”degli appuntamenti del giovedì nel Palazzo Rusca. Il motivo della gelosia era facilmente intuibile. Il Parroco, il Medico e il Farmacista erano i depositari dei fatti privati e della vita sociale di Trivolzio. Erano a conoscenza dei segreti di tutte le famiglie del paese. (racconto di Dino Barili e Teresa Ramaioli ---prima puntata ---continua) Buona lettura Teresa
“Trivolzio, l’orticello di San Zeno”
RispondiEliminaQuando si riunivano nella sala della biblioteca del Conte Rusca, insieme alle cose serie, ci scappava anche qualche pettegolezzo, ma i vero, originale scopo degli incontri si manteneva serio, ordinato e puntuale. Il Conte Rusca, aveva disponibilità di soldi, amava essere considerato il benefattore del paese ed allargava spesso i cordoni della borsa per il benessere dei trivolzini. “L’aiuto-diceva don Siro- si può dare solo in modo concreto, mettendo sul tavolo soldi veri, non promesse al vento. Di CHIACCHIERE è pieno il mondo”.Ogni primo giovedì pomeriggio veniva esaminato un aspetto della situazione di Trivolzio e quello del mese di febbraio del 1833 era particolarmente preoccupante. La gente era depressa e sfiduciata. Il raccolto dell’anno precedente non era andato bene, don Siro raccoglieva le lamentele delle famiglie. Il dott. Filippo Vai aveva notato un aumento di persone ammalate, malattie che dipendevano dalla situazione economica disastrata in cui si trovavano. Diceva infatti un proverbio: “La danè… mia l’è una mesa malatia”.(essere senza soldi è come essere metà ammalati). Il farmacista dott. Gilardi cercava di allungare i tempi di pagamento delle medicine, ma non poteva fare molto altrimenti rischiava di chiudere la farmacia. Il Conte Rusca propose di intervenire con una festa.Don Siro accettò di studiare la proposta a patto che le spese non ricadessero sulla Parrocchia. Il Conte conosceva bene l’opinione del Parroco, quindi aprì la borsa e diede un anticipo però voleva vedere il programma della manifestazione. Ecco la proposta di don Siro:data della festa: 9 marzo 1833, giorno dedicato a S. Francesca Romana.(seconda puntata) Ciao Teresa