PALAZZO BOTTA_ Edificato nel 1702 dal marchese Luigi Botta fu una delle + eleganti dimore cittadine e, come scriveva Luigi Malaspina ,” destinata all’alloggio de’Principi”. Ospitò, oltre a Napoleone Bonaparte, Francesco I d’Austria, l’arciduca Ferdinando d’Asburgo, il maresciallo Josepl Radetzky, Vittorio Emanuele II di Savoia. L’attuale edificio è frutto dell’adattamento a istituti universitari quando nel 1885, l’intero complesso fu ceduto dai marchesi Cusani, discendenti dei Botta, al demanio dello Stato e all’Università di Pavia. La facciata su piazza Botta, di gusto neoclassico, risale al 1892, ed è frutto dei lavori dell’ing. Leopoldo Mansueti. All’interno, rimaneggiato x le nuove destinazioni d’uso, si sono conservate alcune testimonianze degli sfarzi settecenteschi con stucchi e affreschi che decorano le stanze del piano nobile. Il vero gioiello del palazzo è la”Stanza di Napoleone”che ospitò il Bonaparte con la consorte Giuseppina in visita a Pavia nel 1805. Oltre agli affreschi e agli stucchi, della camera si mantengono il camino marmoreo recante lo stemma dei Botta Adorno, le porte ad anta unica dipinte con figure simboliche. Ciao a tutti gli AMICI DEL BLOG. Teresa Ramaioli
Gli zingarelli quando chiedevano la carità, per le strade di Trivolzio, venivano maltrattati, scacciati anche con parolacce. Tutti gli anni gli zingarelli si avvicinavano al cancello che chiudeva il cortile del plandon di via Morosini. La famiglia Degli umili aveva sempre un uovo, qualche mela, qualche fico da dare ai piccoli . Chiedevano e ricevevano sempre qualche cosa. La planduna Degliumili , il 15 agosto del 1850, ebbe un presentimento, una sensazione,(che solo le donne in certi casi sanno cogliere). Non si trattava di una certezza, ma la donna , con il viso segnato dal dolore aveva fatto un regalo straordinario perché la vita di un essere umano ha un valore inestimabile e avvertì istintivamente che ciò bastava a compensare il suo destino di sofferenza. La donna, nonostante il dolore la tormentasse ancora ossessivamente, trovò la forza di reagire. Il giorno della festa di San Fermo si presentò un piccolo zingarello e ,con la manina tesa ,chiese qualche cosa da mangiare. La planduna Degli umili gli diede una mela e un pezzettino di zucchero. (terza puntata continua )Ciao a tutti gli amici del blog Teresa
La planduna Degli umili diede allo zingarello una mela e un pezzettino di zucchero. Il ragazzino mangiò e scappò via in un baleno. Ritornò ancora dopo qualche ora e la planduna gli offrì altri pezzetti di zucchero. Il bambino, dopo averlo ingoiato avidamente, allungò ancora la manina. La donna aprì il cancello invitandolo ad entrare. Lo zingarello seguì la donna che, messa la mano dentro la tasca del grande grembiule bianco,offrì al piccolo un altro pezzetto di zucchero. Il ragazzo curioso la seguì nella stalla dove c’era un vitellino di poche settimane.Lo zingarello si incantò nel vederlo e si avvicinò per accarezzarlo. Il vitellino si lasciò accarezzare, poi si mise a scalciare e fece pure i suoi bisogni sporcando leggermente la planduna.Il ragazzino, che non aveva ancora parlato,uscì con una espressione poco elegante:”polca miseria”. La planduna rabbrividì ed ebbe una illuminazione. (quarta puntata da “Incantesimo a Casorate Primo racconto di Dino Barili –Teresa Ramaioli) continua Buona giornata Teresa
PALAZZO BOTTA_ Edificato nel 1702 dal marchese Luigi Botta fu una delle + eleganti dimore cittadine e, come scriveva Luigi Malaspina ,” destinata all’alloggio de’Principi”. Ospitò, oltre a Napoleone Bonaparte, Francesco I d’Austria, l’arciduca Ferdinando d’Asburgo, il maresciallo Josepl Radetzky, Vittorio Emanuele II di Savoia. L’attuale edificio è frutto dell’adattamento a istituti universitari quando nel 1885, l’intero complesso fu ceduto dai marchesi Cusani, discendenti dei Botta, al demanio dello Stato e all’Università di Pavia. La facciata su piazza Botta, di gusto neoclassico, risale al 1892, ed è frutto dei lavori dell’ing. Leopoldo Mansueti. All’interno, rimaneggiato x le nuove destinazioni d’uso, si sono conservate alcune testimonianze degli sfarzi settecenteschi con stucchi e affreschi che decorano le stanze del piano nobile. Il vero gioiello del palazzo è la”Stanza di Napoleone”che ospitò il Bonaparte con la consorte Giuseppina in visita a Pavia nel 1805. Oltre agli affreschi e agli stucchi, della camera si mantengono il camino marmoreo recante lo stemma dei Botta Adorno, le porte ad anta unica dipinte con figure simboliche. Ciao a tutti gli AMICI DEL BLOG. Teresa Ramaioli
RispondiElimina“POLCA MISERIA”una storia trivolzina dei 1850
RispondiEliminaGli zingarelli quando chiedevano la carità, per le strade di Trivolzio, venivano maltrattati, scacciati anche con parolacce. Tutti gli anni gli zingarelli si avvicinavano al cancello che chiudeva il cortile del plandon di via Morosini. La famiglia Degli umili aveva sempre un uovo, qualche mela, qualche fico da dare ai piccoli . Chiedevano e ricevevano sempre qualche cosa. La planduna Degliumili , il 15 agosto del 1850, ebbe un presentimento, una sensazione,(che solo le donne in certi casi sanno cogliere). Non si trattava di una certezza, ma la donna , con il viso segnato dal dolore aveva fatto un regalo straordinario perché la vita di un essere umano ha un valore inestimabile e avvertì istintivamente che ciò bastava a compensare il suo destino di sofferenza. La donna, nonostante il dolore la tormentasse ancora ossessivamente, trovò la forza di reagire. Il giorno della festa di San Fermo si presentò un piccolo zingarello e ,con la manina tesa ,chiese qualche cosa da mangiare. La planduna Degli umili gli diede una mela e un pezzettino di zucchero. (terza puntata continua )Ciao a tutti gli amici del blog Teresa
POLCA MISERIA” una storia trivolzina del 1850
RispondiEliminaLa planduna Degli umili diede allo zingarello una mela e un pezzettino di zucchero. Il ragazzino mangiò e scappò via in un baleno. Ritornò ancora dopo qualche ora e la planduna gli offrì altri pezzetti di zucchero. Il bambino, dopo averlo ingoiato avidamente, allungò ancora la manina. La donna aprì il cancello invitandolo ad entrare. Lo zingarello seguì la donna che, messa la mano dentro la tasca del grande grembiule bianco,offrì al piccolo un altro pezzetto di zucchero. Il ragazzo curioso la seguì nella stalla dove c’era un vitellino di poche settimane.Lo zingarello si incantò nel vederlo e si avvicinò per accarezzarlo. Il vitellino si lasciò accarezzare, poi si mise a scalciare e fece pure i suoi bisogni sporcando leggermente la planduna.Il ragazzino, che non aveva ancora parlato,uscì con una espressione poco elegante:”polca miseria”. La planduna rabbrividì ed ebbe una illuminazione. (quarta puntata da “Incantesimo a Casorate Primo racconto di Dino Barili –Teresa Ramaioli) continua Buona giornata Teresa