BEREGUARDO... STORY
di
Teresa Ramaioli
LA CHIESTTA DI SAN ZENO
di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
Una di queste conche conserva un nome particolare “l’inferno”e si trova poco lontano da Bereguardo. Qui c’era una grata in ferro che impediva il transito di qualsiasi oggetto più grande di un topo, tutto veniva fermato e bruciato.Era l’unico modo per fermare eventuali epidemie. A Trivolzio, a Castrate Primo, alla Carpana di Torre D’Isola, nel 1630, la peste fece molte vittime e nacquero ricoveri per gli appestati “i lazzaretti”. I morti di peste venivano sepolti in luoghi lontani dall’abitato. A Trivolzio, dove ora si trova la Chiesetta dell’Assunta, lì c’era il cimitero degli appestati. –IL TESORO DI SAN ZENO-Nel 1635, durante la guerra austro-sarda, Bereguardo e il suo Castello furono preda delle truppe del maresciallo francese Crequì . Dopo aver assaltato i castelli di Breme, Sartirana e varcato il Ticino, si avventò su Bereguardo.Il passaggio di queste truppe recò danni incalcolabili al territorio e all’agglomerato urbano. Insieme alle truppe viaggiava una massa indescrivibile di diseredati, sbandati, ladri, prostitute, avventurieri. Quello che non facevano i soldati, lo facevano questa massa di disperati. Erano come avvoltoi, aspettavano che la preda fosse resa inerme per toglierle anche l’ultimo respiro. Il Castello Visconteo fu depredato di ogni suo avere. Anche la Chiesetta di San Zeno venne svuotata di tutti i suoi arredi. Le pareti della chiesetta erano rivestite da ex-voto.Gli armadi della sacrestia eranopieni di indumenti sacri per le cerimonie. L’immagine di San Zeno era ricoperta di catenine d’oro,da bracciali, da anell offerti dai fedeli.(continua) Ciao Teresa
di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
Una di queste conche conserva un nome particolare “l’inferno”e si trova poco lontano da Bereguardo. Qui c’era una grata in ferro che impediva il transito di qualsiasi oggetto più grande di un topo, tutto veniva fermato e bruciato.Era l’unico modo per fermare eventuali epidemie. A Trivolzio, a Castrate Primo, alla Carpana di Torre D’Isola, nel 1630, la peste fece molte vittime e nacquero ricoveri per gli appestati “i lazzaretti”. I morti di peste venivano sepolti in luoghi lontani dall’abitato. A Trivolzio, dove ora si trova la Chiesetta dell’Assunta, lì c’era il cimitero degli appestati. –IL TESORO DI SAN ZENO-Nel 1635, durante la guerra austro-sarda, Bereguardo e il suo Castello furono preda delle truppe del maresciallo francese Crequì . Dopo aver assaltato i castelli di Breme, Sartirana e varcato il Ticino, si avventò su Bereguardo.Il passaggio di queste truppe recò danni incalcolabili al territorio e all’agglomerato urbano. Insieme alle truppe viaggiava una massa indescrivibile di diseredati, sbandati, ladri, prostitute, avventurieri. Quello che non facevano i soldati, lo facevano questa massa di disperati. Erano come avvoltoi, aspettavano che la preda fosse resa inerme per toglierle anche l’ultimo respiro. Il Castello Visconteo fu depredato di ogni suo avere. Anche la Chiesetta di San Zeno venne svuotata di tutti i suoi arredi. Le pareti della chiesetta erano rivestite da ex-voto.Gli armadi della sacrestia eranopieni di indumenti sacri per le cerimonie. L’immagine di San Zeno era ricoperta di catenine d’oro,da bracciali, da anell offerti dai fedeli.(continua) Ciao Teresa
La chiesetta di San Zeno –di Dino Barili e Teresa Ramaioli
RispondiEliminaL’immagine di San Zeno era ricoperta da catenine d’oro, bracciali, anelli offerti di fedeli che avevano ottenuto un grazia e costituivano il tesoro di San Zeno. Tutto ciò che brillava venne portato via, tutto ciò che poteva avere un valore venne trafugato e il rimanente calpestato e distrutto. Intorno alla chiesetta c’era un piccolo cimitero con le tombe ben ordinate, anche quelle profanarono pur di avere un pezzo di metallo lucente tra le mani e a nulla valsero le parole del Sacerdote sulla sacralità del luogo. I resti abbandonati ,di quelle tombe profanate, sono ancora sotto l pavimento della Chiesa in una fossa comune. Molte case furono date alle fiamme. La gente che aveva osato opporre resistenza venne uccisa dentro e fuori casa. Per giorni e giorni Bereguardo bruciò e un nauseabondo odore di cadaveri in putrefazione aleggiò giorno e notte sul paese. Il brutto,però doveva ancora venire. Passate le truppe e la fiumana di disperati al seguito, rimasero la sporcizia e le malattie che questa gente si portava dietro,compresa la peste. Ci vollero anni prima che questa ferita si rimarginasse e Bereguardo riprendesse a vivere.-L’ARCHIVIO DI SAN ZENO-Non si erano ancora rimarginate le ferite del tremendo saccheggio di quel tragico 1635, di cui molte persone avevano negli occhi il ricordo delle scene vissute, che un nuovo, terribile, cataclisma si abbattè sul paese. Nel luglio del 1655 il Castello di Bereguardo venne occupato dalle truppe del Marchese Carcacena, Governatore di Milano. Il Marchese pensava di impedire il passaggio del Ticino alle truppe del Principe Tomaso di Savia che aveva conquistato Dorno, Garlasco e Granello.(continua) Ciao Teresa