BEREGUARDO ... STORY
di
Teresa Ramaioli
LA CHIESETTA DI San ZENO
di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
Bereguardo a quell’epoca era una località particolarmente florida. L’apertura del Naviglio,di Bereguardo, avvenuta il 1 marzo 1513, donato con tutte le sue rendite dal Duca Massimiliano Sforza Trivulzio, portò a tutto il territorio attraversato grandissimi benefici. La regolarità del regime d’acqua necessario alle coltivazioni era garanzia di un raccolto sicuro. LA CASCINA FONTE DI RICCHEZZA- La cascina era un territorio padronale recintato da mura, portici e staccionate. All’interno, oltre alla casa padronale, c’erano tutti i servizi necessari alla produzione agricola. Nella cascina non vi era nulla di superfluo: le case per i contadini erano quelle strettamente necessarie, il numero degli animali da cortile rigidamente regolamentato. Nella cascina si lavorava 365 giorni, e gli animali dovevano essere accuditi 24 ore al giorno. La disciplina era rigida e l’organizzazione autoritaria. Il Padrone era il capo assoluto, riconosciuto e mai contestato, ogni decisione era inappellabile. La messa quotidiana era una esigenza assai sentita, ma per rientrare nell’organizzazione della cascina doveva svolgersi al mattino presto, poco prima del sorgere del sole verso le 5,30. Siccome non c’erano orologi, l’uso della campana era anche l’unica sveglia per la gente. La campana non era solo il richiamo , ma il messaggio:da vivo, per i giorni di festa, da morto, per le solennità relgiose, di pericolo, per gli incendi e le calamità. Il suono della campane era anche l’unico mezzo di comunicazione con le alte cascine.(continua) Ciao Teresa
di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
Bereguardo a quell’epoca era una località particolarmente florida. L’apertura del Naviglio,di Bereguardo, avvenuta il 1 marzo 1513, donato con tutte le sue rendite dal Duca Massimiliano Sforza Trivulzio, portò a tutto il territorio attraversato grandissimi benefici. La regolarità del regime d’acqua necessario alle coltivazioni era garanzia di un raccolto sicuro. LA CASCINA FONTE DI RICCHEZZA- La cascina era un territorio padronale recintato da mura, portici e staccionate. All’interno, oltre alla casa padronale, c’erano tutti i servizi necessari alla produzione agricola. Nella cascina non vi era nulla di superfluo: le case per i contadini erano quelle strettamente necessarie, il numero degli animali da cortile rigidamente regolamentato. Nella cascina si lavorava 365 giorni, e gli animali dovevano essere accuditi 24 ore al giorno. La disciplina era rigida e l’organizzazione autoritaria. Il Padrone era il capo assoluto, riconosciuto e mai contestato, ogni decisione era inappellabile. La messa quotidiana era una esigenza assai sentita, ma per rientrare nell’organizzazione della cascina doveva svolgersi al mattino presto, poco prima del sorgere del sole verso le 5,30. Siccome non c’erano orologi, l’uso della campana era anche l’unica sveglia per la gente. La campana non era solo il richiamo , ma il messaggio:da vivo, per i giorni di festa, da morto, per le solennità relgiose, di pericolo, per gli incendi e le calamità. Il suono della campane era anche l’unico mezzo di comunicazione con le alte cascine.(continua) Ciao Teresa
LA CHIESETTA DI SAN ZENO
RispondiEliminadi DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
Il suono della campana era anche l’unico mezzo mezzo di comunicazione con le altre cascine e la gente sapeva immediatamente distinguere da quale parte arrivasse i messaggio e quale significato avesse, giorno e notte, d’estate e d’inverno, col sole o con la nebbia.Il fatto che la cascina venisse trasmessa al primogenito era legata al fatto che era una unità indivisibile. I terreni erano divisi in modo tale che coprissero tute le necessità dell’azienda agricola:il legname era prezioso quanto i cereali ed il foraggio, gli animali da cortile e da stalla erano importanti quanto quelli allo stato selvaggio. A Bereguardo era vietata la raccolta delle ghiande, vietata la caccia, vietato pascolo alle mandrie ,vietato il taglio della legna che doveva essere eseguito soltanto in certi periodi dell’anno e sotto rigido controllo. Il servizio di sorveglianza era rigidissimo. A questo proposito,olte il personale incaricato, il Padrone si serviva dei bracconieri, i quali avevano tutto l’interesse a garantirsi il loro pasto quotidiano in cambio di una “spiata”.Era molto difficile che bande armate o soltanto loschi individui si annidassero tra le cascine. Era interesse di tutti eliminare gli intrusi. L’apertura del Naviglio di Bereguardo provocò un altro problema:quello igienico-sanitario, dovuto agli animali morti e gettati nel corso d’acqua. Le conche servivano anche a questo e su di esse c’era un severo controllo. Una di queste conche conserva un nome particolare “l’inferno”e si trova poco lontano da Bereguardo. (continua) Ciao Teresa