mercoledì 15 agosto 2012

L'ISOLA DI CRISTINA (15) racconto a puntate di Dino Secondo Barili

15 AGOSTO 2012 – ALMANACCO DI STORIA
PAVESE
Trivolzio – 15 agosto 2012 – mercoledì – 12.00

Buon Ferragosto a tutti i lettori di questo Blog

Intrigo …
…a Pavia
(Queste storie, anche se raccontate come vere,
sono frutto di fantasia,
pertanto non hanno  nulla a che vedere
 con persone reali o fatti realmente avvenuti)
racconto a puntate
L’isola di Cristina (15)
Isabella raccontò ad Alfonso la storia dell’isola sulla quale si trovavano. “Lo sai, Alfonso, che questa è la stessa isola nota anche nel 1524? Essendo vicina alla città era la più facile da raggiungere… ma non per tutti… Infatti, si diceva allora, che era un’isola magica… per il fatto che fosse abitata da una sola persona… dalla più affascinante giovane donna di tutto il territorio pavese: un’avvenente bionda di nome Diomera… La donna era nei desideri di tutti i soldati francesi che assediavano Pavia. Inoltre, si era diffusa la voce che la giovane e misteriosa donna concedeva la sue “grazie amorose” (notti d’amore da far impazzire) a tutti quei soldati francesi che sapevano raccontarle le più belle storie d’amore… delle quali erano venuti a conoscenza.” – “Cosa vorresti dire?” - chiese Alfonso – “Che era una specie di femmina fatale alla quale nessun uomo poteva resistere e sfuggire?” Immediata fu la risposta di Isabella: “Aspetta  e vedrai. Adesso la richiamo in vita…” In quell’istante si presentò Diomera … e Alfonso cadde in trance. Mai e poi mai si sarebbe aspettato di vedere una simile bellezza. Alta, bionda, occhi da “fulminare” qualsiasi uomo… e la voce… la voce… Alfonso cercava di darsi un contegno, ma non ci riusciva. Intervenne Isabella. “Ecco, vedi come sono fatti gli uomini? Appena vedono una donna si sciolgono come ghiaccio al sole…” – Alfonso divenne rosso come un peperone. Diomera parlò. “E’ vero gli uomini sono degli esseri fragili… Era così anche nel 1524 con i soldati di Re Francisco I. Anche il Re cascò tra le mie braccia e non vi dico come. Però, devo ritenermi fortunata… Molti uomini mi hanno fatto una propaganda al di sopra di ogni aspettativa … esaltando vizi e virtù che… forse non avevo. Però, mi chiedo, come avete fatto a trovarmi?” Isabella, si mostrò più intraprendente del previsto. “Con questa cassetta di ferro arrugginita…” – Diomera guardò e rivide la sua cassetta, la cassetta di ferro nella quale teneva tutti i suoi averi e i suoi segreti. Durante il periodo dell’assedio di Pavia, dall’ottobre 1524 al 24 febbraio 1525, la cassetta era stata la sua “cassaforte”. Dopo l’arrivo dell’esercito francese Diomera si era data da fare. Per prima cosa aveva “agganciato” i piccoli comandanti di plotone, poi, avvicinò il fior fiore dei Comandanti francesi… in cambio di preziose informazioni e con l’offerta di “favolose notti d’amore”… alle quali nessun Comandante (dopo la prima volta) non voleva più rinunciare. La “voce” della presenza dell’affascinante ed inimitabile Diomera sull’isola del Ticino era giunta al Re Francesco I il quale era un ineguagliabile amatore. Secondo la leggenda, anche il Re era finito nella “rete” delle arti magiche di Diomera, la giovane donna più bella del territorio pavese. Il Re, le avrebbe promesso che, ad assedio terminato, l’avrebbe portata alla sua Corte in Francia. Purtroppo le cose andarono in modo diverso. Francesco I venne sconfitto a Pavia il 24 febbraio 1525. Diomera, saputo della sconfitta del Re francese, lasciò in fretta e furia l’isola del Ticino e fuggì abbandonando la cassetta dei suoi “averi”… Isabella, però, non conosceva gli altri segreti della “preziosa cassetta”...(15 – continua) - Buona giornata e Buon Ferragosto a tutti. Dino

1 commento:

  1. Ciao Dino, domani la chiesa commemora SAN ROCCO..................
    Le notizie storiche relative alla vita di San Rocco sono scarse ed incerte. Secondo la tradizione Rocco, nasce nel 1295 da una nobilissima e potente famiglia di Montpellier, non vuole tuttavia servirsi a proprio vantaggio delle ingenti ricchezze di cui dispone, ma, come S. Francesco e S. Domenico decide di mettere i suoi averi al servizio dei bisognosi. Liberatosi dei suoi beni e ridottosi in povertà, parte in pellegrinaggio per Roma. Al momento di iniziare il pellegrinaggio ha già assunto l’abito del Terzo Ordine Francescano. Rocco giunge in Italia nel momento di massima virulenza di un’epidemia di peste nera ed interrompe il viaggio verso Roma ad Acquapendente (Viterbo) ove nel lazzaretto di S. Gregorio assiste appestati ed ammalati, fino al diradarsi dell'epidemia. Raggiunta Roma tra il 1367 ed il 1368, ricevuto da Papa Urbano V, si ferma per tre anni assistendo gli ammalati. Dopo aver lasciato Roma, Rocco è a Rimini, Forlì, Cesena, Caorso dove si dedica alla assistenza e guarisce molti malati di peste in modo miracoloso. La sua fama di guaritore si diffonde. A Piacenza si ammala anche lui. Di sua iniziativa o forse scacciato dalla gente si allontana dalla città e si rifugia nei pressi di Sarmato, in una capanna vicino al fiume Trebbia. Qui un cane lo trova e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finché il padrone del cane, signore del castello di Sarmato, il nobile Gottardo Pallastrelli. incuriosito dal suo comportamento, lo segue così conosce Rocco ,per diventarne poi il suo unico discepolo.
    Quello che, per Rocco, avrebbe dovuto essere il ritorno a Montpellier si interruppe a Voghera. Nessuno lo riconosce, scambiato per una spia, finisce in carcere senza ribellarsi, e vi resta per un lungo periodo, fino a morire trentaduenne, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto 1327. Il nome Rocco di origine tedesca, significa, grande, forte o di alta statura.

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