PENSIERI SPARSI DEL 10 AGOSTO 2012
“Imparare dalla natura:
un metodo sicuro
per essere sempre fiduciosi… nel domani”
Dino
PENSIERI SPARSI DEL 10 AGOSTO 2012
“Contraddizioni dell’uomo d’oggi…
-Quando l’uomo è a casa … vorrebbe andare lontano.
-Quando è lontano… vorrebbe “essere” tra le mura di casa”
Dino
PENSIERI SPARSI DEL 10 AGOSTO 2012
“Agosto
è un “mese di grandi promesse”…
…non sempre mantenute”
Dino
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiElimina“Come una meteora poco fa…a Trivolzio”
RispondiEliminaTrivolzio, adesso, non è più costituito da quattro cascine messe insieme lungo un’unica via. Tutto è cambiato. Pellegrini provenienti da ogni dove affollano la Chiesa. Una volta buia e, per la maggior parte dell’anno, poco frequentata, ora è diventata affollata e luminosa. Eppure il periodo dal 1 maggio 1930 al 16 maggio 1951 fu un momento di grande tensione e di fede vissuta. Quella manciata di terra che ogni persona s portava a casa era un rito antico ed autentico. In quella manciata di terra c’era la convinzione che la vita è breve, che l’uomo è polvere e polvere ritornerà. Era un atto di umiltà e di concretezza che forse farebbe bene a tante persone di oggi. Sarebbe utile ritornare alle origini della devozione a San Riccardo. ..Visitare la Sua originale sepoltura nel cimitero comunale di Trivolzio…Sedersi sulla panchina accanto alla tomba del Prevosto Don Mario Gandolfi e…nel silenzio recitare una preghiera. E lì, in quel luogo solitario e appartato, la vita tornerebbe ad assumere i contorni di una grande, meravigliosa avventura. Lì si può ancora ascoltare la voce del vento…
La voce del vento
che racconta di un uomo,
che è volato alto nel cielo di Trivolzio,
come una meteora poco fa…
(ultima puntata da “La fontana del re “racconti di Dino Barili e Teresa Ramaioli) Buona giornata . Teresa
La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo
Eliminadi Dino Barili –Teresa Ramaioli
Con la fine del secondo millennio della nostra era è arrivata anche la fine della Cascina a corte nell’Alto Pavese. Basta dare un’occhiata al territorio del nostro Comune, ma anche a quelli dei comuni vicini:Trivolzio, Torre d’Isola, Trovo, Battuta, Marcignago…, fare una passeggiata in bicicletta per le strade della nostra zona per rendersi conto di quante cascine, piccole e grandi, si trovano abbandonate,alcune ormai ruderi, altre in via di estinzione. Questi “scheletri della nostra civiltà contadina”, sembrano navi arenatesi nel mare del tempo. Navi che hanno traghettato numerose generazioni, compreso la nostra. Per queste” navi “è giunto ormai il momento dell’addio: addio ad un periodo storico, addio ad un modo di vivere, addio ad una cultura e ad una civiltà. Ma sarà proprio come noi le vediamo? Qualche settimana fa, durante un recente e violento temporale, abbiamo osservato una donna, non più giovane, che correva sotto l’acqua per deporre due pezzi di legno in mezzo al cortile a mo’ di croce. Quel segno ci ha rimandato immediatamente alla civiltà delle cascine, a quella cultura, quando tutto dipendeva dal tempo, dal vento,dall’acqua, dalla siccità, dal caldo e dal freddo. Eppure quella donna, che correva sotto la pioggia, con due legni in mano non stava compiendo solo un rito, ma era il simbolo di una fede e di un potere. (prima puntata- continua da “La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo –dedicato a San Zeno di Bereguardo).Ciao Teresa.
Ciao Dino, domani la chiesa commemora SANTA CHIARA,.......................
RispondiEliminaSanta Chiara nacque in Assisi nel 1192, dalla nobile famiglia degli Offredducci.
L'ambiente familiare di Chiara era pervaso da una grande religiosità. La madre educò con ogni cura lei e le sue sorelle all'amore di Dio e la dedizione al prossimo. A dodici anni, l'esperienza della completa rinuncia e delle predicazioni di San Francesco, suscitarono nell'animo di Chiara l'esempio di un modello di vita estremamente ispirato al Vangelo.
La notte della domenica delle Palme, del 1211, Chiara, ormai diciottenne fuggì dalla casa paterna e, accompagnata da Pacifica di Guelfuccio si recò di nascosto alla Porziuncola, dove l'attendeva Francesco ed i suoi frati. Qui fu vestita del saio francescano e le furono tagliati i capelli, per consacrarla così alla vita di penitenza. Francesco poi la condusse presso le suore benedettine di San Paolo di Bastia Umbra. Il padre di lei tentò con ogni mezzo di farla ritornare a casa, ma senza riuscirvi. Chiara si rifugiò successivamente, su consiglio di Francesco, presso la chiesetta di San Damiano, che divenne la casa madre di tutte le consorelle, chiamate inizialmente "Povere Dame recluse di San Damiano" poi, dopo la morte di Chiara, "Clarisse". Nel 1215 Francesco la nominò badessa e formulò una prima regola dell'Ordine, che doveva espandersi in tutta Europa.
Qui visse per ben 42 anni, ed iniziò alla vita religiosa anche la madre Ortolana, oltre alle sue due sorelle, Beatrice e Agnese.
La morte di Francesco e le notizie che alcuni monasteri accettavano donazioni e rendite, amareggiarono Chiara che sempre più ammalata volle salvare fino all'ultimo la povertà per il suo Convento, componendo una regola simile a quella dell'Ordine dei frati minori, che fu approvata dal Cardinale Rainaldo nel 1252 e, alla vigilia della sua morte, da papa Innocenzo IV, recatosi a San Damiano per portarle la sua benedizione e consegnarle la bolla papale che confermava la sua regola.
Chiara muore il giorno dopo, l'11 agosto 1253, officiata dal Papa che volle cantare per lei non l'ufficio dei morti, ma quello festivo delle vergini.
Il suo corpo venne prima sepolto a San Giorgio, poi trasferito nella chiesa che porta il suo nome e dove tutt'ora è conservato.
Chiara venne proclamata santa nel 1255. Santa Chiara è la protettrice delle telecomunicazioni. Il nome Chiara di origine latina, significa: trasparente, illustre.