BEREGUARDO ... STORY
di
Teresa Ramaioli
La chiesetta di San Zeno –di Dino Barili e Teresa Ramaioli
L’immagine di San Zeno era ricoperta da catenine d’oro, bracciali, anelli offerti di fedeli che avevano ottenuto un grazia e costituivano il tesoro di San Zeno. Tutto ciò che brillava venne portato via, tutto ciò che poteva avere un valore venne trafugato e il rimanente calpestato e distrutto. Intorno alla chiesetta c’era un piccolo cimitero con le tombe ben ordinate, anche quelle profanarono pur di avere un pezzo di metallo lucente tra le mani e a nulla valsero le parole del Sacerdote sulla sacralità del luogo. I resti abbandonati ,di quelle tombe profanate, sono ancora sotto l pavimento della Chiesa in una fossa comune. Molte case furono date alle fiamme. La gente che aveva osato opporre resistenza venne uccisa dentro e fuori casa. Per giorni e giorni Bereguardo bruciò e un nauseabondo odore di cadaveri in putrefazione aleggiò giorno e notte sul paese. Il brutto,però doveva ancora venire. Passate le truppe e la fiumana di disperati al seguito, rimasero la sporcizia e le malattie che questa gente si portava dietro,compresa la peste. Ci vollero anni prima che questa ferita si rimarginasse e Bereguardo riprendesse a vivere.-L’ARCHIVIO DI SAN ZENO-Non si erano ancora rimarginate le ferite del tremendo saccheggio di quel tragico 1635, di cui molte persone avevano negli occhi il ricordo delle scene vissute, che un nuovo, terribile, cataclisma si abbattè sul paese. Nel luglio del 1655 il Castello di Bereguardo venne occupato dalle truppe del Marchese Carcacena, Governatore di Milano. Il Marchese pensava di impedire il passaggio del Ticino alle truppe del Principe Tomaso di Savia che aveva conquistato Dorno, Garlasco e Granello.(continua) Ciao Teresa
L’immagine di San Zeno era ricoperta da catenine d’oro, bracciali, anelli offerti di fedeli che avevano ottenuto un grazia e costituivano il tesoro di San Zeno. Tutto ciò che brillava venne portato via, tutto ciò che poteva avere un valore venne trafugato e il rimanente calpestato e distrutto. Intorno alla chiesetta c’era un piccolo cimitero con le tombe ben ordinate, anche quelle profanarono pur di avere un pezzo di metallo lucente tra le mani e a nulla valsero le parole del Sacerdote sulla sacralità del luogo. I resti abbandonati ,di quelle tombe profanate, sono ancora sotto l pavimento della Chiesa in una fossa comune. Molte case furono date alle fiamme. La gente che aveva osato opporre resistenza venne uccisa dentro e fuori casa. Per giorni e giorni Bereguardo bruciò e un nauseabondo odore di cadaveri in putrefazione aleggiò giorno e notte sul paese. Il brutto,però doveva ancora venire. Passate le truppe e la fiumana di disperati al seguito, rimasero la sporcizia e le malattie che questa gente si portava dietro,compresa la peste. Ci vollero anni prima che questa ferita si rimarginasse e Bereguardo riprendesse a vivere.-L’ARCHIVIO DI SAN ZENO-Non si erano ancora rimarginate le ferite del tremendo saccheggio di quel tragico 1635, di cui molte persone avevano negli occhi il ricordo delle scene vissute, che un nuovo, terribile, cataclisma si abbattè sul paese. Nel luglio del 1655 il Castello di Bereguardo venne occupato dalle truppe del Marchese Carcacena, Governatore di Milano. Il Marchese pensava di impedire il passaggio del Ticino alle truppe del Principe Tomaso di Savia che aveva conquistato Dorno, Garlasco e Granello.(continua) Ciao Teresa
La chiesetta di San Zeno
RispondiEliminadi Dino Barili Teresa Ramaioli
Il Marchese Carcacena non era uomo d’armi e neppure un condottiero, alle prime avvisaglie di un eventuale scontro si ritirò nel Castello di Binasco. Le truppe del Principe Tomaso di Savoia, scambiarono il Castello di Bereguardo per un fortilizio militare anzichè per una Villa Ducale, lo presero con facilità e lo fecero ardere come una torcia. Il castello, per le sue caratteristiche costruttive, aveva molte parti in legno e il fuoco lo rase al suolo. Le torri, le capriate, la camminata lungo i merli, i trabocchetti e molte strutture caddero in frantumi e quella che era stata la più bella Villa Ducale di Milano divenne in breve un cumulo di macerie. I sotterranei del Castello,una vera e propria città invisibile estesa su diecimila metri quadrati, fatta di corridoi, camminamenti, loculi angusti, stanze e segreti ripostigli,venne ricoperta da una massa di detriti. Non è più possibile rivedere l’intricata ramificazione dei passaggi, i luoghi segreti dove venivano nascosti oggetti preziosi, dove i condannati venivano incatenati, torturati, processati e giustiziati. Certo è che quei sotterranei hanno alimentato le più fosche leggende che si raccontano intorno al castello di Bereguardo. Solo fantasie? Ma le truppe non si fermarono solo al castello. Per arrotondare la modesta paga i soldati depredavano ogni cosa anche dentro le Chiese, e San Zeno fu ancora oggetto di saccheggio. Ormai il tesoro non c’era più, erano rimaste soltanto le carte d’archivio che raccontavano la vita della Chiesetta giorno per giorno, con una contabilità meticolosa dove venivano segnate tutte le entrate e le uscite, dove venivano raccontati gli avvenimenti del paese.(continua) Ciao Teresa.