lunedì 13 agosto 2012

BEREGUARDO... STORY di Teresa Ramaioli

BEREGUARDO ... STORY  di Teresa Ramaioli
La storia meravigliosa delle cascine di
Bereguardo
di Dino Barili e Teresa Ramaioli
Eppure quella donna che correva sotto la pioggia con due legni in mano non stava cocendo solo un rito, ma era il simbolo di una fede, di un potere: il potere di dominare gli eventi attraverso un segno rituale, di rabbonire il temporale perché non facesse disastri, ignorando ,forse, che in antico si faceva lo stesso segno per preservare il raccolto. Entrando in Bereguardo da Pavia, all’altezza del “vecchio mulino”si vedono ancora piccole croci ,lasciate tanti anni fa ,quando il prete usciva dalla chiesa per il rito delle rogazioni, la benedizione delle messi e dei raccolti. Oggi la gente ha fretta,corre in automobile, in bicicletta, a piedi e di quelle croci non conosce il significato. L’uomo è diventato superbo,pensa che siano superstizioni, cose superate…poi, al primo incidente,al primo mal di testa,scopre tutta la sua fragilità, tutta la sua precarietà e cade in depressione. Allora corre dal prete per riavere la salute e per ottenere il miracolo. Il miracolo è nelle mani di quella donna che corre sotto il diluvio con due legni in mano, perché rappresentano il simbolo della fede,il sapere, l’esperienza, la civiltà dei padri. Nel gesto di quella donna sopravvive ancora la civiltà delle cascine, una civiltà che merita di essere conosciuta perché in essa stanno le radici dei nostri paesi, le radici di molte persone che ancora vi abitano. (seconda puntata-continua). Ciao a tutti gli amici del blog. Teresa

1 commento:

  1. La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo
    di Dino Barili e Teresa Ramaioli
    -L’origine della cascina a corte- Quando si entra in una cascina abbandonata e si guardano le lunghe file delle case dei salariati ormai disabitate,con tetti, porte, finestre cadenti viene una stretta al cuore. Le stalle senza animali, i cascinali vuoti con le capriate in bilico, in attesa del colpo di grazia,ci spingono a chiederci quale cataclisma sia mai accaduto. Basta prendere atto che un periodo storico è finito, che una nuova cultura ha preso il sopravvento. Una civiltà che sopravvive ancora nei ricordi di qualche persona anziana, vissuta nell’età della giovinezza quando con i genitori, andava nelle campagne al mattino presto. Andava a zappare la terra, a raccogliere il grano, a spigolare quel poco che la terra dava per sbarcare il lunario in un’epoca dove non c’erano pensioni, supermercati, divertimenti televisivi. Spesso una persona nasceva e moriva senza essere mai uscita dal territorio del proprio paese. Ancora cinquant’anni fa si potevano vedere, nelle nostre campagne, lunghe file di donne nelle risaie. Immerse nell’acqua fino alle ginocchia , con le sanguisughe attaccate alle gambe e le bisce che sfrecciavano veloci tra una mondina e l’altra. Quelle donne se ne stavano curve sotto il sole per otto ore, otto lunghe ore (mi vengono i brividi solo a pensarci). –terza puntata- da “La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo”-continua- Ciao a tutti gli amici del blog. Teresa

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