sabato 25 agosto 2012

BEREGUARDO ... STORY di Teresa Ramaioli

BEREGUARDO ... STORY 
di
Teresa Ramaioli
LA CHIESETTA DI SAN ZENO
di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
San Zeno è considerato da sempre il protettore dei pescatori. Ma leggenda non si ferma qui: era sempre San Zeno che domava le acque irruenti del fiume in piena, e che salvava coloro che stavano annegando. La gente del fiume ricorreva a Lui nei momenti di pericolo. Morto nel 380 la sua fama taumaturgica aveva raggiunto numerose località, specialmente quelle lambite dai fiumi ha come Pavia, Bereguardo, San Zenone Po (il paese della nostra provincia che porta il suo nome). Esisteva a Pavia una Basilica di San Zeno, ora demolita, accanto alla quale si trovava la casa che ospitò il Tetrarca durante il suo soggiorno pavese. Miglior scelta non poteva essere fatta:Bereguardo località lambita dal fiume Ticino, Bereguardo abitata da gente che sul fiume ha vissuto e dal fiume ha tratto sostegno materiale. UN PERIODO RICCO DI INIZIATIVE- fu talmente fortunata la scelta di far edificare un Oratorio, con Beneficio Sacerdotale, in Bereguardo che dopo pochi anni, lo stesso Baldassare De’Magistris, con successiva disposizione testamentaria del 31 marzo 1556, e con codicillo del 24 giugno 1559, vi aggiunse l’onere di una messa quotidiana e tre Commemorazioni annue Solenni con 6 sacerdoti da celebrarsi nello stesso Oratorio, il quale fu pure dotato di una casa per l’abitazione del cappellano con due pertiche di terreno che dovevano servire come orto e giardino. Tale definitiva sistemazione garantiva una dignitosa presenza della persona preposta e la regolarità delle funzioni a beneficio di tutta la popolazione. (continua) Ciao Teresa

1 commento:

  1. LA CHIESETTA DI San ZENO
    di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
    Bereguardo a quell’epoca era una località particolarmente florida. L’apertura del Naviglio,di Bereguardo, avvenuta il 1 marzo 1513, donato con tutte le sue rendite dal Duca Massimiliano Sforza Trivulzio, portò a tutto il territorio attraversato grandissimi benefici. La regolarità del regime d’acqua necessario alle coltivazioni era garanzia di un raccolto sicuro. LA CASCINA FONTE DI RICCHEZZA- La cascina era un territorio padronale recintato da mura, portici e staccionate. All’interno, oltre alla casa padronale, c’erano tutti i servizi necessari alla produzione agricola. Nella cascina non vi era nulla di superfluo: le case per i contadini erano quelle strettamente necessarie, il numero degli animali da cortile rigidamente regolamentato. Nella cascina si lavorava 365 giorni, e gli animali dovevano essere accuditi 24 ore al giorno. La disciplina era rigida e l’organizzazione autoritaria. Il Padrone era il capo assoluto, riconosciuto e mai contestato, ogni decisione era inappellabile. La messa quotidiana era una esigenza assai sentita, ma per rientrare nell’organizzazione della cascina doveva svolgersi al mattino presto, poco prima del sorgere del sole verso le 5,30. Siccome non c’erano orologi, l’uso della campana era anche l’unica sveglia per la gente. La campana non era solo il richiamo , ma il messaggio:da vivo, per i giorni di festa, da morto, per le solennità relgiose, di pericolo, per gli incendi e le calamità. Il suono della campane era anche l’unico mezzo di comunicazione con le alte cascine.(continua) Ciao Teresa.

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