BEREGUARDO ... STORY
di
Teresa Ramaioli
La storia meravigliosa delle cascine di
Bereguardo
di Dino Barili e Teresa Ramaioli
La casa padronale- C’erano balconi e balconcini posti in posizione strategica rispetto al paesaggio e, sul retro del palazzo, un grande giardino recintato da mura. Per accedere al giardino c’erano scale in granito. Il visitatore era abbagliato dal maestoso spettacolo di numerose piante d’alto fusto intervallate da cespugli e statue di donne e uomini bellissimi. In ogni stagione il giardino cambiava colore:erano i fiori delicati dei vari cespugli che segnavano il lento ininterrotto incedere del tempo. Più il proprietario era facoltoso, nobile di nome e di fatto, più la residenza era sfarzosa e raffinata, arredata con mobili, quadri,specchi in ogni stanza. LE CASE DEI SALARIATI-Le abitazioni dei salariati erano basse rispetto alla casa padronale,tutte uguali in un unico corpo di fabbrica, con spazi interni identici. Una camera al pian terreno e una al primo piano raggiungibile con una scala interna. Le finestre erano piccole, la scala ,il solaio e il sottotetto a cappuccina erano di legno e di notte era possibile vedere il cielo attraverso le fessure delle assi e le tegole sconnesse. Al pian terreno c’era il camino, l’arredamento era minimo:un tavolo, qualche sedia impagliata, una marna per impastare il pane. I servizi igienici erano nell’orto, l’acqua si attingeva dal pozzo comune e, comune era il forno messo a disposizione dal padrone affinché, a turno tutte le famiglie potesseo cuocere il pane una volta a settimana. (sesta puntata- continua). Ciao Teresa
Bereguardo
di Dino Barili e Teresa Ramaioli
La casa padronale- C’erano balconi e balconcini posti in posizione strategica rispetto al paesaggio e, sul retro del palazzo, un grande giardino recintato da mura. Per accedere al giardino c’erano scale in granito. Il visitatore era abbagliato dal maestoso spettacolo di numerose piante d’alto fusto intervallate da cespugli e statue di donne e uomini bellissimi. In ogni stagione il giardino cambiava colore:erano i fiori delicati dei vari cespugli che segnavano il lento ininterrotto incedere del tempo. Più il proprietario era facoltoso, nobile di nome e di fatto, più la residenza era sfarzosa e raffinata, arredata con mobili, quadri,specchi in ogni stanza. LE CASE DEI SALARIATI-Le abitazioni dei salariati erano basse rispetto alla casa padronale,tutte uguali in un unico corpo di fabbrica, con spazi interni identici. Una camera al pian terreno e una al primo piano raggiungibile con una scala interna. Le finestre erano piccole, la scala ,il solaio e il sottotetto a cappuccina erano di legno e di notte era possibile vedere il cielo attraverso le fessure delle assi e le tegole sconnesse. Al pian terreno c’era il camino, l’arredamento era minimo:un tavolo, qualche sedia impagliata, una marna per impastare il pane. I servizi igienici erano nell’orto, l’acqua si attingeva dal pozzo comune e, comune era il forno messo a disposizione dal padrone affinché, a turno tutte le famiglie potesseo cuocere il pane una volta a settimana. (sesta puntata- continua). Ciao Teresa
La storia meravigliosa delle cascine di
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di Dino Barili e Teresa Ramaioli
LE CASE DEI SALARIATI- Gli animali da cortile erano permessi in numero limitato (come da contratto),come pure le oche. Ogni famiglia poteva allevare un solo maiale. Il salariato iniziava la sua attività l’11 novembre, giorno di San Martino, e il rapporto di lavoro poteva essere rinnovato di anno in anno. Il giorno di San Martino era festa per tutti. I salariati che cambiavano cascina caricavano tute le loro”robe” sul carro messo a disposizione dal nuovo padrone e si trasferivano nella nuova casa. Spesso anche coloro che non dovevano fare il “san martino” , per la gioia dei bambini, caricavano parte delle loro poche cose sul carro, facevano il giro intorno al paese e poi ritornavano alla propria casa. La cascina era un vociare allegro di adulti e bambini. LE LUNGHE STALLE-Le stalle erano lunghi edifici con i fienili per ospitare le mucche,i buoi, i cavalli. Accanto alla stalla , c’era la casa e il laboratorio del CASARO il quale provvedeva alla lavorazione del latte e alla produzione dei formaggi. Il casaro produceva i formaggi, ma non li commercializzava. Tutti i prodotti della cascina venivano venduti dal proprietario o dall’affittuario i quali possedevano spesso una bottega in città per la vendita diretta al pubblico . (settima puntata- continua). Ciao Teresa