domenica 19 agosto 2012

BEREGUARDO ... STORY di Teresa Ramaioli

BEREGUARDO ...S TORY 
di
Teresa Ramaioli
La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo
di Dino Barili –Teresa Ramaioli
I portici-Sorretti da enormi capriate, i portici ospitavano gli attrezzi agricoli e carri. Servivano anche da deposito per la paglia e i foraggi. L’incendio era il pericolo reale, sempre incombente, sulla cascina. Spesso era di origine dolosa e provocava danni irreparabili. L’AIA-Posta in posizione centrale rispetto agli edifici, in zona ben soleggiata,l’aia era mantenuta perfettamente livellata in terra battuta per l’essicazione dei cereali. Nel periodo estivo era il luogo più frequentato. Fino a notte fonda venivano lavorati, a mano, fagioli, granoturco e alti cereali. Sull’aia si svolgevano le feste: ci si sposava, si festeggiavano le sagre, si ballava. L’aia è rimasta un luogo mitico, viene citata spesso come un’isola felice. IL CIMITERO E LA CHIESA- Quando una cascina era di dimensioni notevoli,ed ospitava anche duecento persone , veniva scelto un campo per costruirvi il cimitero. Sullo stesso luogo nasceva la Chiesa, un piccolo edificio consacrato, per le cerimonie religiose. Questo è avvenuto sul terreno della cascina,ora non c’è più, e stava intorno alla chiesetta di SAN ZENO a Bereguardo. Fino al 1500 c’era ancora il cimitero. Ora le ossa dei defunti, di quel camposanto, sono riuniti sotto il pavimento della chiesetta di San Zeno.(continua).TERESA

1 commento:

  1. La storia meravigliosa delle cascine di
    Bereguardo
    di Dino Barili e Teresa Ramaioli
    LA FAMIGLIA DEI SALARIATI-I salariati erano lavoratori a tempo pieno, e il contratto iniziava il giorno di San Martino,l’11 novembre. In genere era gente scelta, capace di offrire una prestazione continua e costante, il cui nucleo famigliare era costituito dal capo famiglia, da sua moglie e numerosi figli. Avevano diritto alla casa,all’allevamento in proprio di un certo numero di animali da cortile e di un maiale. La vita era dura, ma il pane era garantito,anche quando le bocche da sfamare erano tante. Tutti erano impegnati a lavorare, piccoli e grandi, perché gli animali erano da accudire, il maiale doveva mangiare due volte al giorno e c’erano tanti lavori extra, l’orto, il giardino,la casa, richiesti dal padrone e dalla sua famiglia. Le famiglie più attive e con un forte senso del risparmio potevano anche” mettersi in proprio” comperando piccoli poderi. Il problema della cascina erano i figli. Senza figli la cascina non poteva sopravvivere, ma la mortalità infantile era enorme, compensata dalle numerose nascite. Nella cascina la vita e la morte erano avvenimenti quotidiani e tutto veniva accettato in modo naturale. Nella cascina si nasceva e si moriva tutti i giorni: nascevano bambini, vitellini, cavallini, pulcini…alcuni vivevano, altri morivano e la vita continuava giorno dopo giorno. La gente aveva il senso della circolarità della vita, il ripetersi ininterrotto degli avvenimenti: anno dopo anno, alla primavera sarebbe sopraggiunto l’estate, l’autunno, l’inverno.( continua ).Teresa

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