BEREGUARDO... STORY
di
Teresa Ramaioli
LA CHIESETTA DI SAN ZENO
di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
Il suono della campana era anche l’unico mezzo mezzo di comunicazione con le altre cascine e la gente sapeva immediatamente distinguere da quale parte arrivasse i messaggio e quale significato avesse, giorno e notte, d’estate e d’inverno, col sole o con la nebbia.Il fatto che la cascina venisse trasmessa al primogenito era legata al fatto che era una unità indivisibile. I terreni erano divisi in modo tale che coprissero tute le necessità dell’azienda agricola:il legname era prezioso quanto i cereali ed il foraggio, gli animali da cortile e da stalla erano importanti quanto quelli allo stato selvaggio. A Bereguardo era vietata la raccolta delle ghiande, vietata la caccia, vietato pascolo alle mandrie ,vietato il taglio della legna che doveva essere eseguito soltanto in certi periodi dell’anno e sotto rigido controllo. Il servizio di sorveglianza era rigidissimo. A questo proposito,olte il personale incaricato, il Padrone si serviva dei bracconieri, i quali avevano tutto l’interesse a garantirsi il loro pasto quotidiano in cambio di una “spiata”.Era molto difficile che bande armate o soltanto loschi individui si annidassero tra le cascine. Era interesse di tutti eliminare gli intrusi. L’apertura del Naviglio di Bereguardo provocò un altro problema:quello igienico-sanitario, dovuto agli animali morti e gettati nel corso d’acqua. Le conche servivano anche a questo e su di esse c’era un severo controllo. Una di queste conche conserva un nome particolare “l’inferno”e si trova poco lontano da Bereguardo. (continua) Ciao Teresa
di DINO BARILI TERESA RAMAIOLI
Il suono della campana era anche l’unico mezzo mezzo di comunicazione con le altre cascine e la gente sapeva immediatamente distinguere da quale parte arrivasse i messaggio e quale significato avesse, giorno e notte, d’estate e d’inverno, col sole o con la nebbia.Il fatto che la cascina venisse trasmessa al primogenito era legata al fatto che era una unità indivisibile. I terreni erano divisi in modo tale che coprissero tute le necessità dell’azienda agricola:il legname era prezioso quanto i cereali ed il foraggio, gli animali da cortile e da stalla erano importanti quanto quelli allo stato selvaggio. A Bereguardo era vietata la raccolta delle ghiande, vietata la caccia, vietato pascolo alle mandrie ,vietato il taglio della legna che doveva essere eseguito soltanto in certi periodi dell’anno e sotto rigido controllo. Il servizio di sorveglianza era rigidissimo. A questo proposito,olte il personale incaricato, il Padrone si serviva dei bracconieri, i quali avevano tutto l’interesse a garantirsi il loro pasto quotidiano in cambio di una “spiata”.Era molto difficile che bande armate o soltanto loschi individui si annidassero tra le cascine. Era interesse di tutti eliminare gli intrusi. L’apertura del Naviglio di Bereguardo provocò un altro problema:quello igienico-sanitario, dovuto agli animali morti e gettati nel corso d’acqua. Le conche servivano anche a questo e su di esse c’era un severo controllo. Una di queste conche conserva un nome particolare “l’inferno”e si trova poco lontano da Bereguardo. (continua) Ciao Teresa
LA CHIESTTA DI SAN ZENO
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Una di queste conche conserva un nome particolare “l’inferno”e si trova poco lontano da Bereguardo. Qui c’era una grata in ferro che impediva il transito di qualsiasi oggetto più grande di un topo, tutto veniva fermato e bruciato.Era l’unico modo per fermare eventuali epidemie. A Trivolzio, a Castrate Primo, alla Carpana di Torre D’Isola, nel 1630, la peste fece molte vittime e nacquero ricoveri per gli appestati “i lazzaretti”. I morti di peste venivano sepolti in luoghi lontani dall’abitato. A Trivolzio, dove ora si trova la Chiesetta dell’Assunta, lì c’era il cimitero degli appestati. –IL TESORO DI SAN ZENO-Nel 1635, durante la guerra austro-sarda, Bereguardo e il suo Castello furono preda delle truppe del maresciallo francese Crequì . Dopo aver assaltato i castelli di Breme, Sartirana e varcato il Ticino, si avventò su Bereguardo.Il passaggio di queste truppe recò danni incalcolabili al territorio e all’agglomerato urbano. Insieme alle truppe viaggiava una massa indescrivibile di diseredati, sbandati, ladri, prostitute, avventurieri. Quello che non facevano i soldati, lo facevano questa massa di disperati. Erano come avvoltoi, aspettavano che la preda fosse resa inerme per toglierle anche l’ultimo respiro. Il Castello Visconteo fu depredato di ogni suo avere. Anche la Chiesetta di San Zeno venne svuotata di tutti i suoi arredi. Le pareti della chiesetta erano rivestite da ex-voto.Gli armadi della sacrestia eranopieni di indumenti sacri per le cerimonie. L’immagine di San Zeno era ricoperta di catenine d’oro,da bracciali, da anell offerti dai fedeli.(continua) Ciao Teresa