BEREGUARDO ... STORY di Teresa Ramaioli
La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo
di Dino Barili –Teresa Ramaioli
Con la fine del secondo millennio della nostra era è arrivata anche la fine della Cascina a corte nell’Alto Pavese. Basta dare un’occhiata al territorio del nostro Comune, ma anche a quelli dei comuni vicini:Trivolzio, Torre d’Isola, Trovo, Battuta, Marcignago…, fare una passeggiata in bicicletta per le strade della nostra zona per rendersi conto di quante cascine, piccole e grandi, si trovano abbandonate,alcune ormai ruderi, altre in via di estinzione. Questi “scheletri della nostra civiltà contadina”, sembrano navi arenatesi nel mare del tempo. Navi che hanno traghettato numerose generazioni, compreso la nostra. Per queste” navi “è giunto ormai il momento dell’addio: addio ad un periodo storico, addio ad un modo di vivere, addio ad una cultura e ad una civiltà. Ma sarà proprio come noi le vediamo? Qualche settimana fa, durante un recente e violento temporale, abbiamo osservato una donna, non più giovane, che correva sotto l’acqua per deporre due pezzi di legno in mezzo al cortile a mo’ di croce. Quel segno ci ha rimandato immediatamente alla civiltà delle cascine, a quella cultura, quando tutto dipendeva dal tempo, dal vento,dall’acqua, dalla siccità, dal caldo e dal freddo. Eppure quella donna, che correva sotto la pioggia, con due legni in mano non stava compiendo solo un rito, ma era il simbolo di una fede e di un potere. (prima puntata- continua da “La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo –dedicato a San Zeno di Bereguardo).Ciao Teresa
di Dino Barili –Teresa Ramaioli
Con la fine del secondo millennio della nostra era è arrivata anche la fine della Cascina a corte nell’Alto Pavese. Basta dare un’occhiata al territorio del nostro Comune, ma anche a quelli dei comuni vicini:Trivolzio, Torre d’Isola, Trovo, Battuta, Marcignago…, fare una passeggiata in bicicletta per le strade della nostra zona per rendersi conto di quante cascine, piccole e grandi, si trovano abbandonate,alcune ormai ruderi, altre in via di estinzione. Questi “scheletri della nostra civiltà contadina”, sembrano navi arenatesi nel mare del tempo. Navi che hanno traghettato numerose generazioni, compreso la nostra. Per queste” navi “è giunto ormai il momento dell’addio: addio ad un periodo storico, addio ad un modo di vivere, addio ad una cultura e ad una civiltà. Ma sarà proprio come noi le vediamo? Qualche settimana fa, durante un recente e violento temporale, abbiamo osservato una donna, non più giovane, che correva sotto l’acqua per deporre due pezzi di legno in mezzo al cortile a mo’ di croce. Quel segno ci ha rimandato immediatamente alla civiltà delle cascine, a quella cultura, quando tutto dipendeva dal tempo, dal vento,dall’acqua, dalla siccità, dal caldo e dal freddo. Eppure quella donna, che correva sotto la pioggia, con due legni in mano non stava compiendo solo un rito, ma era il simbolo di una fede e di un potere. (prima puntata- continua da “La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo –dedicato a San Zeno di Bereguardo).Ciao Teresa
La storia meravigliosa delle cascine di
RispondiEliminaBereguardo
di Dino Barili e Teresa Ramaioli
Eppure quella donna che correva sotto la pioggia con due legni in mano non stava cocendo solo un rito, ma era il simbolo di una fede, di un potere: il potere di dominare gli eventi attraverso un segno rituale, di rabbonire il temporale perché non facesse disastri, ignorando ,forse, che in antico si faceva lo stesso segno per preservare il raccolto. Entrando in Bereguardo da Pavia, all’altezza del “vecchio mulino”si vedono ancora piccole croci ,lasciate tanti anni fa ,quando il prete usciva dalla chiesa per il rito delle rogazioni, la benedizione delle messi e dei raccolti. Oggi la gente ha fretta,corre in automobile, in bicicletta, a piedi e di quelle croci non conosce il significato. L’uomo è diventato superbo,pensa che siano superstizioni, cose superate…poi, al primo incidente,al primo mal di testa,scopre tutta la sua fragilità, tutta la sua precarietà e cade in depressione. Allora corre dal prete per riavere la salute e per ottenere il miracolo. Il miracolo è nelle mani di quella donna che corre sotto il diluvio con due legni in mano, perché rappresentano il simbolo della fede,il sapere, l’esperienza, la civiltà dei padri. Nel gesto di quella donna sopravvive ancora la civiltà delle cascine, una civiltà che merita di essere conosciuta perché in essa stanno le radici dei nostri paesi, le radici di molte persone che ancora vi abitano. (seconda puntata-continua). Ciao a tutti gli amici del blog. Teresa