BEREGUARDO ... STORY
di
Teresa Ramaioli
La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo
di Dino Barili e Teresa Ramaioli
-L’origine della cascina a corte- Quando si entra in una cascina abbandonata e si guardano le lunghe file delle case dei salariati ormai disabitate,con tetti, porte, finestre cadenti viene una stretta al cuore. Le stalle senza animali, i cascinali vuoti con le capriate in bilico, in attesa del colpo di grazia,ci spingono a chiederci quale cataclisma sia mai accaduto. Basta prendere atto che un periodo storico è finito, che una nuova cultura ha preso il sopravvento. Una civiltà che sopravvive ancora nei ricordi di qualche persona anziana, vissuta nell’età della giovinezza quando con i genitori, andava nelle campagne al mattino presto. Andava a zappare la terra, a raccogliere il grano, a spigolare quel poco che la terra dava per sbarcare il lunario in un’epoca dove non c’erano pensioni, supermercati, divertimenti televisivi. Spesso una persona nasceva e moriva senza essere mai uscita dal territorio del proprio paese. Ancora cinquant’anni fa si potevano vedere, nelle nostre campagne, lunghe file di donne nelle risaie. Immerse nell’acqua fino alle ginocchia , con le sanguisughe attaccate alle gambe e le bisce che sfrecciavano veloci tra una mondina e l’altra. Quelle donne se ne stavano curve sotto il sole per otto ore, otto lunghe ore (mi vengono i brividi solo a pensarci). –terza puntata- da “La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo”-continua- Ciao a tutti gli amici del blog. Teresa
di Dino Barili e Teresa Ramaioli
-L’origine della cascina a corte- Quando si entra in una cascina abbandonata e si guardano le lunghe file delle case dei salariati ormai disabitate,con tetti, porte, finestre cadenti viene una stretta al cuore. Le stalle senza animali, i cascinali vuoti con le capriate in bilico, in attesa del colpo di grazia,ci spingono a chiederci quale cataclisma sia mai accaduto. Basta prendere atto che un periodo storico è finito, che una nuova cultura ha preso il sopravvento. Una civiltà che sopravvive ancora nei ricordi di qualche persona anziana, vissuta nell’età della giovinezza quando con i genitori, andava nelle campagne al mattino presto. Andava a zappare la terra, a raccogliere il grano, a spigolare quel poco che la terra dava per sbarcare il lunario in un’epoca dove non c’erano pensioni, supermercati, divertimenti televisivi. Spesso una persona nasceva e moriva senza essere mai uscita dal territorio del proprio paese. Ancora cinquant’anni fa si potevano vedere, nelle nostre campagne, lunghe file di donne nelle risaie. Immerse nell’acqua fino alle ginocchia , con le sanguisughe attaccate alle gambe e le bisce che sfrecciavano veloci tra una mondina e l’altra. Quelle donne se ne stavano curve sotto il sole per otto ore, otto lunghe ore (mi vengono i brividi solo a pensarci). –terza puntata- da “La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo”-continua- Ciao a tutti gli amici del blog. Teresa
La storia meravigliosa delle cascine di Bereguardo
RispondiEliminadi Dino Barili e Teresa Ramaioli
Uomini, cavalli e buoi lavoravano dal mattino presto alla sera tardi per permettere alla famiglia una vita meno amara ( vista con la mentalità di oggi era semplice sopravvivenza). La cascina a corte su base quadrata o rettangolare, piccola o grande, con l’aia al centro, si è affermata nel territorio del Comune di Bereguardo tra il 1350 e il 1450 ed ha avuto il suo massimo splendore nel periodo dei Visconti e degli Sforza. E’ stato il periodo più prodigo di opere idriche per la razionalizzazione del sistema di irrigazione dei campi,la coltivazione intensiva del riso e per la costruzione del NAVIGLIO di BEREGUARDO inaugurato il 1 marzo 1513. Una simile opera ha sconvolto il sistema di fornitura dell’acqua per l’irrigazione dei campi perché permetteva, attraverso le CONCHE, di superare i dislivelli, e attraverso le BOCCHE d’ACQUA, di conoscere la quantità fornita e il relativo costo. In questo periodo sono nate nuove cascine: Tapella, Fornasetta, Morona, Viscontina, Freghina mentre ne sono morte altre perché non avevano campi irrigati e la loro produttività era troppo bassa.
LA CASCINA COME TERRITORIO PADRONALE- La cascina, come complesso edilizio, fin dall’origine, è stata un territorio padronale ben delimitato, recintato da mura, portici, siepi e staccionate, chiuso alla sera mezz’ora dopo il tramonto e riaperto al mattino al sorgere dl sole. Circondato da campi coltivati e da boschi collegati tra loro da stradine e rogge piccole e grandi, la cascina era un’oasi di tranquillità in un periodo storco dove la sicurezza personale degli individui era molto precaria e le piccole comunità esigevano vigilanza continua. (quarta puntata—continua).Ciao a tutti gli amici del blog Teresa