3 FEBBARIO 2013
ALMANACCO DI STORIA PAVESE
Trivolzio – 3 febbaraio 2013 – Domenica – ore 12.00
Intrigo …
…a Pavia
(Queste storie, anche se raccontate come vere,
sono frutto di fantasia,
pertanto non hanno nulla a che vedere
con persone reali o fatti realmente avvenuti)
racconto del Sabato
3 Febbraio, San Biagio,una bella giornata di festa
Questo racconto potrebbe iniziare così: …C’era una volta… il 3 febbraio, San Biagio, “una bella giornata di festa a Trovo (Pavia)…” C’era… perché, una volta (settant’anni fa) il mondo era piccolo. Non c’era la TV. Il Telegiornale non dispensava in ogni momento del giorno e della notte tutte le “più brutte” notizie dal mondo intero. Allora, le persone andavano da un paese all’altro… a piedi. E, le persone, le occasioni fisse dell’anno le conoscevano a memoria: “3 febbraio, Trovo (Pavia)”… dove si festeggiava San Biagio. In Chiesa,il prete benediva “la gola e il naso”(con le candele incrociate)… malattia che allora aveva gravi conseguenze (mal dal grup). Adesso, appena una persona ha un piccolo disturbo in una parte del corpo … corre subito dal medico il quale ordina una serie infinita di esami creando molte apprensioni. Settant’anni fa, no. La prevenzione era quella di San Biagio, il 3 di febbraio a Trovo (Pavia). Trovo, allora, era un piccolo paese di cinquecento abitanti. Per il 3 febbraio, i residenti si mettevano d’impegno e “tiravano” il paese a lucido. La sollecitazione veniva dal prete che cominciava un mese prima a chiamare a raccolta le persone. Nel 1840, ci fu un prete a Trovo che aveva la passione per il teatro. Ogni anno, Don Siro, quello era il nome del prete, scriveva una commedia. Il titolo della commedia era sempre uguale di anno in anno: “San Biagio a Trovo… una storia da non dimenticare”. Anche se il titolo era sempre lo stesso, la vicenda ed i protagonisti erano sempre diversi in ogni commedia…tranne la figura di San Biagio. Così Don Siro, ogni anno aveva modo di “raccontare una storia nuova e attuale” per mettere in guardia le persone dal “fare cose da non fare”. Un anno se la prendeva con quelle mamme che viziano troppo i figli. Un altro anno… con quelle persone che “abusano del loro potere per arricchirsi sfacciatamente in modo subdolo, fare del male alle persone e tradire la loro buona fede” (tema sempre attuale anche oggi).Un altro anno… toccava ai giovanotti o alle signorine che perdevano tempo a correre dietro alle cose frivole. Al termine dello spettacolo, dopo aver tenuto le persone con il fiato sospese per un paio d’ore… arrivava San Biagio “in persona”, il quale ne approfittava per fare un breve, eloquente sermone. La frase finale era sempre la stessa. “Cari spettatori, anche quest’anno, io San Biagio, concedo il perdono per le malefatte … Ma che sia l’ultima volta! E quando dico l’ultima … dico l’ultima! Perché… dalla giustizia umana si può anche sfuggire, ma da quella divina no.” Gli attori erano talmente bravi e recitavano con tanta passione che Trovo, il 3 febbraio, era pieno di gente da tutto il circondario. Con il “teatro di San Biagio”, le persone passavano alcune ore stupende, dimentiche degli affanni e delle preoccupazioni. La festa accontentava tutti: il Prete con le benedizioni, i commercianti locali perché irrobustivano i loro magri affari e le persone, le quali portavano a casa la benedizione “della gola e del naso” e una buona scorta di pensieri positivi per l’anno appena iniziato. - Questo è il 155° “racconto breve” scritto dal 2 settembre 2012. Il progetto – sfida è di scrivere 365 racconti in 365 giorni. Un racconto al giorno. Riuscirà il sottoscritto a raggiungere tale traguardo? Vedremo… “Se son rose fioriranno”. Buona giornata a tutti. Dino – Vedi anche: dinosecondobarili
Ciao Dino, sono tantissime le tradizioni legate a San Biaio,........ ad esempio, ...... casa mia si è sempre festeggiato mangiando i resti dei panettoni avanzati appositamente a Natale,........ nella zona Mantova preparano la Torta di San Biagio, fatta di mandorle e cioccolato, in provincia di Salerno usano mangiare la polpetta di San Biagio. Nella città di Salemi, invece, si narra che nel 1542 il Santo salvò la popolazione da una grave carestia, causata da un’invasione di cavallette che distrusse i raccolti nelle campagne, intercedendo, ed esaudendo le preghiere della gente che invocava il suo aiuto, da quel giorno a Salemi, ogni anno il 3 di febbraio, si festeggia il Santo preparando i “cavadduzzi”, letteralmente “cavallette”, per ricordare il miracolo, e i “caddureddi” (la cui forma rappresenta la “gola”), che sono dei piccoli pani preparati con acqua e farina, benedetti dal parroco e distribuiti poi ai fedeli, ......e tante altre ancora ......Come vedi, "passano le mode",....la società di evolve, ma per fortuna, però, certe tradizioni rimangono. ........Vice
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