5 FEBBARIO 2013
ALMANACCO DI STORIA PAVESE
Trivolzio – 5 febbraio 2013 – Martedì – ore 12.00
Intrigo …
…a Pavia
(Queste storie, anche se raccontate come vere,
sono frutto di fantasia,
pertanto non hanno nulla a che vedere
con persone reali o fatti realmente avvenuti)
racconto del Martedì
Remigio… e la maschera
La maschera è un “artefatto” per alterare i lineamenti originali del volto… Questo è quanto dicono gli esperti…La maschera è presente, da sempre, in tutte le civiltà del mondo. E’, però, a Carnevale, che la maschera trionfa e dilaga…Il Carnevale è il momento della “liberazione dalla propria identità”… anche “da ciò che si è”. Lo si vede nei bambini che, per mezzo delle maschere, prendono i “lineamenti” degli “eroi” prediletti. Negli adulti… la maschera ha, invece, altri significati e altri effetti. Primo fra tutti quello di “celare” la propria identità. Questo è avvenuto in tutte le epoche e sotto tutti i cieli. Anche a Pavia e provincia, nel 1813, la maschera ha avuto usi “multiformi”: nei singoli, nelle famiglie, nelle associazioni segrete e non. Sulle rive del fiume Ticino, in mezzo ai boschi, duecento anni fa, c’erano delle case isolate. Erano abitazioni, con tutti i confort… nelle quali, però, si entrava solo… mascherati (e non solo a Carnevale). I motivi erano diversi. A volte si trattava di incontri d’amore… altre volte, incontri di interesse o legati a particolari finalità (spesso illegali). Così raccontavano le “leggende” dei paesi rivieraschi del Ticino pavese. Parecchie di tali storie… non erano leggende, ma fatti realmente avvenuti. Nel 1813, poco distante da Pavia, in mezzo ai boschi c’era una di queste “case isolate” nota e assai frequentata. Si chiamava la “Lucertola”. Il proprietario e gestore della “casa” guardava solo ai soldi. Il fatto che gli incontri avvenissero di notte … non era un problema. L’importante che “il promotore dell’incontro” pagasse l’importo pattuito. Nel periodo di Carnevale del 1813, un Gruppo di Buontemponi Pavesi organizzò una “festa mascherata alla Lucertola”. I Buontemponi in questione erano dodici, ma solo undici erano sposati. Uno, invece, a cinquant’anni era ancora scapolo e si vantava di essere il più “abile conquistatore di donne di Pavia”. Si chiamava Remigio, era un bell’uomo, aveva i capelli brizzolati e un fascino inconfondibile. Che fosse (e si vantasse) di essere il più irresistibile conquistatore di donne della città non era gradito agli altri undici amici. Per l’ultimo sabato di Carnevale del 1813, gli undici Buontemponi (gelosi) decisero di punirlo. Tendere a Remigio… una “trappola matrimoniale” in piena regola.
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