mercoledì 6 marzo 2013

OGGI, SANTE PERPETUA e FELICITA di Vice Miazza

marzo 2013 12:32
7 marzo "SANTE PERPETUA E FELICITA" ................. Perpetua e Felicita erano due donne cristiane che subirono il martirio a Cartagine, sotto l'impero di Settimio Severo (193-211). Secondo la tradizione, la loro passio fu redatta da Perpetua e Felicita stesse e la sua compilazione definitiva fu opera dell'apologista Tertulliano. In base a questo racconto, Vibia Perpetua, una nobile e colta matrona di Cartagine di ventidue anni, madre di un bambino che ancora allattava, fu arrestata insieme ai suoi servi Revocato, Saturnino, Secondino e Felicita, incinta e in procinto di partorire. Erano tutti catecumeni ed erano stati convertiti al Cristianesimo da Saturo. Nel 202, un decreto dell'imperatore Settimio aveva proibito a tutti i cittadini dell'impero di diventare cristiani, chiunque avesse disobbedito sarebbe stato soggetto a pene severe. Dopo il loro arresto, e prima di essere condotti in prigione, i cinque catecumeni furono battezzati. Perpetua, con Felicita tenne una sorta di diario descrivendo dei fedeli e puntuali resoconti delle sofferenze e dei patimenti durante la prigionia, le pressioni dei parenti, ancora pagani, su Perpetua e su Felicita, che proprio in quei giorni diede alla luce un bambino, le loro visioni e tutte le vicissitudini prima della loro esecuzione avvenuta il 7 marzo. I cinque catecumeni furono condotti nell'anfiteatro, in seguito alla richiesta della folla, furono dapprima fustigati, poi feriti a morte dalle bestie feroci. I loro corpi furono sepolti a Cartagine

1 commento:

  1. 8 marzo "SAN GIOVANNI DI DIO" ..........Giovanni di Dio, al secolo Juan Ciudad, nacque à Montemor-o-Novo (Portogallo) l’8 marzo 1495. All’età di 8 anni, assieme ad un chierico si allontanò dalla casa paterna, giunto in Spagna, fu accolto da una famiglia di Oropesa, dove trascorse gran parte della sua vita. Fino a 27 anni Giovanni si dedicò alla pastorizia poi si arruolò, tra i soldati di ventura. Nella battaglia di Pavia dalla parte di Carlo V contro Francesco I e successivamente contro i Turchi a Vienna. Chiusa la parentesi militaresca, finché ebbe soldi vagò per mezza Europa poi finì in Africa a fare il bracciante; per qualche tempo fece pure il venditore ambulante a Gibilterra, stabilitosi infine a Granada vi aprì una piccola libreria. Avvertiva già una grande vocazione per Gesù nell'assistenza dei poveri e dei malati, ma Giovanni mutò radicalmente indirizzo alla propria vita, in seguito ad una predica di San Giovanni d’Avila. Abbandonò, allora, tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito, e andò a mendicare per le vie di Granada, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l'emblema di una nuova benemerita istituzione: "Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi". La carità che la gente gli faceva veniva spartita infatti tra i più bisognosi. Considerato pazzo fu rinchiuso nell'Ospedale Reale di Granada. Dopo aver incontrato la drammatica realtà dei malati, abbandonati a se stessi ed emarginati e, dopo aver subìto lui stesso maltrattamenti, decise di consacrare la propria vita al servizio degli infermi e dei bisognosi. Nel 1539 raccolse dei collaboratori in una grande famiglia religiosa, con l'aiuto di benefattori fondò l’“Ordine Ospedaliero”, meglio conosciuto col nome di “Fatebenefratelli”. L’Arcivescovo di Granada gli cambiò il nome in Giovanni di Dio. Si impegnò anche nei confronti delle prostitute, aiutandole a reinserirsi nella società. Mori a Granada, a soli cinquantacinque anni, il giorno del suo compleanno, l'8 marzo 1550. Papa Alessandro VIII lo canonizzò nel 1690. e Papa Leone XIII, agli inizo del 1900, lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per restituire la salute agli infermi.

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