11 APRILE 2013
ALMANACCO DI STORIA PAVESE
Trivolzio – 11 aprile 2013 –Giovedì – ore 12.00
Intrigo …
…a Pavia
(Queste storie, anche se raccontate come vere,
sono frutto di fantasia,
pertanto non hanno nulla a che vedere
con persone reali o fatti realmente avvenuti)
racconto del Giovedì
Rubicondo…e il mal di statistica,
…ovvero, come sentirsi poveri e infelici
Ieri, a metà mattina, i soliti quattro pensionati pavesi, avevano appuntamento in un Bar di Piazza del Vittoria a Pavia. Giacomo (75 anni), Giuseppe (77 anni) e Francesco (80 anni) erano stati puntuali. Mancava solo Rubicondo (77 anni), il cui nome di battesimo era Mario, ma, visto che era nato “in carne”, vispo e allegro, il nome originale venne subito cambiato. Del resto quando una persona ha un bel modo di “presentarsi al mondo”, il nome corrisponde “di fatto” alla personalità dell’individuo. Rubicondo era nato e Rubicondo era rimasto. Ieri, i tre amici (Giacomo, Giuseppe e Francesco), attesero un quarto d’ora, ma Rubicondo non appariva all’orizzonte. Cominciarono a preoccuparsi. “Telefoniamo?” Suggerì, Francesco. “Aspettiamo … magari ha avuto un contrattempo” rispose Giacomo. Dopo mezz’ora, però, i tre amici cominciarono a preoccuparsi davvero. A chiedersi cosa fosse successo… “Non si sarà mica sentito male? …avuto un incidente?” Con quel che accade oggi, è facilissimo (e immediato) pensare al peggio. In quell’istante comparve Rubicondo. Bianco come il latte, mogio, mogio, come se avesse avuto una triste notizia… “Cosa ti è successo? Eravamo preoccupati.” – Rubicondo rispose controvoglia, faticosamente… “Quasi non volevo venire a prendere il caffè con voi. Ieri mi sono messo in mente di fare una ricerca su Internet. Volevo sapere qualcosa in più sulle statistiche. Ho preso come riferimento quella dei “miei redditi” …e ho preso la prima sberla. Con la mia pensione sono ad un passo dalla povertà. Poi, ho guardato la statistica sul mio “quoziente benessere”… Non l’avessi mai fatto. Mi sono sentito un povero derelitto. A cosa sono valsi i miei quarantacinque anni di lavoro? Le tasse e i contributi pagati? A cosa sono valsi a sacrifici per allevare due figli, farli studiare, dare loro un impiego, avere la proprietà di un piccolo appartamento con garage ed automobile? A niente! Anche mia moglie è rimasta male.” Giacomo, Giuseppe e Francesco rimasero allibiti. Cercarono di reagire. “E, tu… con i tuoi settantasette anni guardi ancora le statistiche?” – chiese Giuseppe – “Non essere ingenuo. Tutte le statistiche partono sempre da un “punto ipotetico” che non è mai quello dei poveri mortali. Gli studiosi di statistica… vivono su un altro pianeta. Non si sposano, non hanno moglie, non hanno figli. Non sanno cosa vuol dire lavorare, faticare una vita, allevare figli, risparmiare, farsi una casa e tutto quello che comporta. Loro (“gli statistici”) non considerano gli “esseri umani” come “persone umane” (che mangiano, dormono e qualche volta fanno all’amore). Per la statistica, noi siamo “numeri” e contiamo come numeri…Leggere le statistiche è come il “pollo di Trilussa”. Chi mangia dieci polli al mese… e chi nessuno…sono la stessa cosa ” Giacomo scrollò la testa e disse la sua. “A volte mi viene il sospetto che coloro che compilano le statistiche pensano solo allo stipendio che prendono…Non abbiano a cuore il benessere delle persone, ma dare loro delle “belle sberle depressive”. Giacomo concluse. “Nella nostra attuale società, oltre alle malattie note…ne è arrivata una nuova. “Il mal di statistica”… ovvero come sentirsi poveri e infelici.” - Questo è il 222° “racconto breve” scritto dal 2 settembre 2012. Il progetto – sfida è di scrivere 365 racconti in 365 giorni. Un racconto al giorno. Riuscirà il sottoscritto a raggiungere tale traguardo? Vedremo… “Se son rose fioriranno”. Buona giornata a tutti. Dino
Vedi anche: dinosecondobarili
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